giovedì 16 febbraio 2017

Anche la famiglia ha bisogno di un personal trainer speciale: la sfida di Daniela

Raccontiamo oggi la storia di Daniela, psicologa, che ha lanciato da poco un portale di salute, benessere e sostegno psicologico rivolto alla famiglia: The Family Trainer.

Un riferimento online per le coppie e le famiglie stremate dai ritmi frenetici della vita che vogliono riscoprire la parte più autentica di sé.

Conosciamo meglio Daniela: una donna con una formazione personale e una forte interesse verso temi che ci riguardano da vicino, in particolare la salute, l'equilibrio fisico e psicologico e l’educazione consapevole dei figli e della famiglia. Poliedrica, affascinata dalla sua professione, dedica moltissimo tempo alla sua formazione. Poliedrica, affascinata dalla sua professione, dedica moltissimo tempo alla sua formazione. 

Mamma di due maschietti, Daniela è alle prese con le mille difficoltà di tutti i giorni; dopo un lungo periodo di malessere e affaticamento fisico, è tornata a star bene rivoluzionando la sua vita: ha riconquistato le forze, l'energia e la vitalità a seguito di un momento molto difficile. Questo l'ha portata a desiderare di aiutare chiunque abbia bisogno di ritrovare la gioia e l'entusiasmo per la propria vita. Ha dato vita così a The Family Trainer, in cui riesce a coniugare l'esperienza professionale e la passione per le discipline naturali.

“I bambini erano molto piccoli; dormivo poco ed ero sottoposta ad elevati livelli di stress e di fatica. Scalata questa montagna, ho sentito il desiderio di aiutare chiunque si trovi in questa situazione. So per esperienza cosa significa essere una mamma nella realtà complicata in cui viviamo. 
Non è facile tenere insieme i ruoli diversi che abbiamo. E affrontare le trasformazioni. La mia missione: aiutare le famiglie e trasformare ogni suo componente in un essere umano vitale e pieno di energia”. Ci racconta.

Attraverso le sue competenze e la sua storia personale, concentrandosi sulle potenzialità presenti in ogni individuo, coppia e famiglia, Daniela si impegna per aumentare il livello di benessere, energia ed entusiasmo delineando un percorso di vita familiare sostenibile e appagante anche nel mondo frenetico di oggi. Come family trainer inspira e motiva ogni membro della famiglia aiutandoli a riattivare la ricerca della propria strada per sentirsi al meglio.

Le aree su cui lavora Daniela vanno da quelle personali, come benessere, cure naturali, equilibrio mente e corpo, gestione del tempo, gestione delle conflittualità familiari, organizzazione della vita familiare e problematiche del sonno dei bambini.

“Rivitalizzare la vita delle mamme e dei papà è il migliore investimento per il futuro. E ciò che garantisce ai figli la possibilità di vivere una vita vera e profonda. I bambini apprendono per imitazione, dunque dobbiamo migliorare prima di tutto la nostra vita se vogliamo che la loro possa sbocciare pienamente”. Continua.

"Non importa quante volte sei caduto, puoi sempre rialzarti e ricominciare... Il primo passo è diventare consapevoli delle proprie risorse; ogni problema porta con sé soluzioni straordinarie. Ma se affronti la vita con gli stessi occhi di ieri non riuscirai a vedere le infinite possibilità che ci sono davanti a te".

Grazie Daniela per aver condiviso con Start up in rosa la tua storia e la tua sfida quotidiana.

giovedì 10 novembre 2016

“Se puoi sognarlo, allora puoi farlo”. Mary e il suo progetto NeuronGuard

Il tema dell’Open Innovation è stato al centro del Gamma Forum, il Forum Nazionale dell’imprenditoria femminile e giovanile che si è svolto il 10 novembre presso la sede del Sole 24 Ore.
L’innovazione come sperimentazione di nuovi modelli, una leva per lo sviluppo delle proprie idee, dei progetti e, quindi, anche del proprio business.

Start up in rosa ha incontrato Mary Franzese, cofondatrice, Marketing & Communication Manager di NeuronGuard, una startup basata a Modena che sta sviluppando un dispositivo medico per il trattamento precoce dei danni cerebrali, frutto di alcuni studi sull’ipotermia terapeutica e di anni di lavoro di un medico anestesista, Enrico Giuliani. Il dispositivo è pensato per pazienti colpiti da danno cerebrale acuto, conseguente ad arresto cardiaco, trauma cranico o ictus.

Mary ha ricevuto il “Giuliana Bertin Communication Award 2016” nell’ambito del #GammaForum, un premio di riconoscimento all’imprenditrice che "meglio ha saputo raccontare e promuovere l’azienda sui canali media, tradizionali e social." “E' un sogno che si realizza, un traguardo che segna l'inizio di un nuovo importante percorso”, racconta Mary. Non per niente il suo motto è “Se puoi sognarlo, puoi farlo”.

“Il nostro obiettivo è promuovere il nostro kit in tutti i luoghi pubblici così come è stato fatto con i defibrillatori automatici”, commenta Mary. A partire dal 2018, il dispositivo sarà infatti posizionato negli ospedali e nei servizi d’emergenza, tra cui ambulanze e mezzi di primo intervento.

Ad oggi NeuronGuard ha raccolto già un milione di euro, frutto di un investimento iniziale, un bando della Regione Emilia Romagna, alcuni riconoscimenti tra cui l’Intel Global Challenge a Berkeley e un round di investimento di € 656.000 chiuso lo scorso Dicembre 2015. La start up punta all’Open Innovation per il suo sviluppo su scala mondiale. Finora ha già sviluppato i primi 3 prototipi in collaborazione con un’azienda di Vignola (MO) specializzata nei sistemi elettronici avanzati. NeuronGuard sta sviluppando inoltre i dispositivi che verranno utilizzati per il test sull’uomo presso l’Addenbrooke’s Hospital dell’Università di Cambridge (Regno Unito), previsto per il primo semestre del 2017, in partnership con una nota azienda inglese leader nello sviluppo per conto di altre aziende di prodotti innovativi e dispositivi medici.
Chiedo a Mary cosa sia per lei l’innovazione: “Un processo di continuo miglioramento ed apprendimento, utile per ottenere impatti positivi, tangibili e duraturi nella vita delle persone e nel contesto socio-economico di riferimento. Per NeuronGuard, infatti, innovare significa reagire rapidamente al cambiamento, ricercare le migliori strategie di cura, e lavorare con estrema professionalità nel convincere l’ecosistema medico-scientifico della rivoluzione in atto con l’introduzione del nostro dispositivo”.

Che consigli daresti alle donne che desiderano buttarsi nell’avventura professionale di una start up? “Consiglio loro di studiare, di essere assetate di sapere, testarde e con la giusta dose di ambizione, di lavorare sinergicamente tra di loro e con gli uomini. I fallimenti devono essere accolti come preziose lezioni di vita mediante le quale apprendere gli ‘errori’ da non commettere in futuro. Da ultimo, di individuare le persone giuste, con le quali poter intraprendere un sensazionale viaggio imprenditoriale”.

Come valuti il tuo percorso finora? “Se potessi tornare indietro, rifarei questo percorso sempre”, ammette. “Ero una ragazza timida, non ero solita mostrarmi in pubblico e mi nascondevo dietro le persone che ritenevo più forti di me. Poi ho deciso di farmi avanti, con determinazione e umiltà e oggi gestisco un’azienda che mira a portare sul mercato il defibrillatore automatico per i danni acuti, trascorro il 95% del mio tempo in viaggio e sono alla continua scoperta di compagni di avventura”.

Ringraziando Mary per il suo prezioso contributo, chiudiamo con le parole di Henry Ford: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo”.

venerdì 4 novembre 2016

Arriva il GammaForum. Parola d’ordine: Open Innovation.

Care lettrici, il prossimo 10 novembre presso la sede del Sole 24 Ore a Milano si terrà l’8° edizione del Forum Nazionale dell’Imprenditoria Femminile e Giovanile, rivolto a imprenditrici e imprenditori, manager, professionisti, giovani, associazioni, enti ed istituzioni.

L’incontro, “Open your mind, open your business. Sul filo dell’Open Innovation”, inserito nella Global Entrepreneurship Week 2016, è promosso dall’Associazione no profit GammaDonna, con il sostegno del Comitato per l’Imprenditoria Femminile e del Tavolo Giovani della Camera di Commercio di Milano, sotto il patrocinio di Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Lombardia, Città di Milano e Unioncamere. Una giornata ad alto tasso di innovazione e ispirazione, direttamente nel cuore della business community italiana, con l’obiettivo di formulare proposte concrete per agevolare l’adozione dell’innovazione aperta nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.

6 storie imprenditoriali finaliste del Premio GammaDonna, tra le quali verrà proclamata la vincitrice: Cristina Angelillo, Marshmallow Games; Giulia Baccarin, MIPU; Carla Delfino, ScappaTopo; Alessandra Di Fede, Kedea Design; Anna Fiscale, Progetto QUID; Marianna Poletti, Just Knock, di cui abbiamo raccontato già la storia. Sarà invece assegnato a Mary Franzese di Neuron Guard, startup biomedicale, il Giuliana Bertin Communication Award 2016, riconoscimento voluto dall’Agenzia ideatrice del format del GammaForum. Avremo sicuramente modo di raccontare alcune di queste start up. 

Tra le cinquanta candidature pervenute da tutta Italia, l’età media si è attestata sui 32 anni, con un livello di istruzione medio-alto. Le aziende - in rappresentanza di un ampio spettro di settori produttivi - sono giovani (l’80% ha meno di 10 anni), con fatturati mediamente attorno 60-70.000 euro e organici di poco inferiori ai 10 dipendenti. Per il 70% dei casi si tratta di società di capitali che si finanziano con mezzi propri, ma anche facendo ricorso a venture capital, business angels e crowdfunding. L'innovazione aperta è caratterizzata da forme di collaborazione con altre imprese a livello nazionale e internazionale; il 55% delle candidature ha legami con Università e centri di ricerca. La quasi totalità ritiene innovativa la sua azienda, con prospettive di business in crescita. Quasi tutte hanno sviluppato nuovi prodotti, 1 su 3 ha depositato brevetti e il 64% ha attuato forme di smartworking. Le sfide da affrontare sono, nell’ordine: affermarsi sul mercato nazionale, l’internazionalizzazione e il rafforzamento del brand. Significativo che la squadra sia emersa come di gran lunga il principale fattore di successo aziendale (93%), seguito da prodotti e servizi competitivi (71%), mentre solo terza si classifica la capacità dell’imprenditore/trice (60%). La disponibilità di capitali è considerata importante soltanto nel 12% dei casi.

Il pomeriggio del 10 novembre sarà dedicato a momenti di interazione, formazione e approfondimento: la prima sessione pomeridiana vedrà le Assessore all’innovazione di Roma, Milano, Torino e Regione Puglia dialogare con startupper su come aprire il mercato della PA al contributo delle imprese innovative. A Ilaria Capua, scienziata di fama internazionale, sarà affidato il keynote speech in collegamento dal One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, che sarà incentrato sulla sfida ai sistemi consolidati per accelerare evoluzione e cambiamento. A seguire, l’Open Innovation Tool Box, che sarà aperta dal Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Marco Gay: un confronto tra esperti e casi imprenditoriali reali per entrare nel merito della “cassetta degli attrezzi” dell'open innovator – dal checkup della cultura aziendale alla trasformazione digitale, dalla protezione della proprietà intellettuale alle potenzialità rappresentate da startup e PMI innovative per i grandi brand.

Al dibattito sull’innovazione aperta e agli strumenti per farla, il GammaForum affiancherà occasioni concrete di business, grazie ai momenti di networking e agli incontri con i relatori; allo sportello SMAU Discovery, che metterà in contatto chi fa innovazione con chi ne è alla ricerca; allo studio mobile QVC Next, un vero e proprio market test per l’imprenditoria emergente, dove un team di professionisti valuterà idee di business per un possibile accesso al programma di incubazione e accelerazione QVC. Il GammaForum sarà una giornata fuori dagli schemi, di confronto, proposte, business networking, in un format “contaminato”, grazie alla collaborazione straordinaria del Cirko Vertigo, che firmerà lo spettacolo di chiusura dell’evento "Sul filo dell'Open Innovation". “A Milano il lavoro è sempre più declinato al femminile. In una città dove il 65% delle donne tra i 20 e i 64 anni è occupata, iniziative come il GammaForum – ha commentato l’Assessore alle Politiche per il Lavoro, attività produttive e Commercio del Comune di Milano, Cristina Tajani – possono rappresentare un osservatorio privilegiato da cui partire per comprendere come sia cambiato il mondo del lavoro per l’universo femminile".

Davvero interessanti i dati. Secondo il 3° rapporto Unioncamere nazionale sull’imprenditoria femminile "IMPRESA IN GENERE", giugno 2016, le imprese femminili sono più dinamiche, più giovani, più multiculturali. Cresciute tra il 2010 e il 2015 di 35mila unità, rappresentano il 65% dell’incremento complessivo dell’intero tessuto imprenditoriale italiano. Un milione e 312mila imprese (21,7% del totale) che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone, crescono più velocemente di quelle maschili, quasi del doppio, e in cui il 14% è guidato da under 35. Una percentuale che ancora una volta supera quella maschile. Forse per questo le imprenditrici sono sempre più innovative: nello stesso quinquennio, le imprese “rosa” legate al mondo digitale sono aumentate del 9,5% contro il +3% del totale e se nel 2010 le startup innovative femminili erano solo il 9,1%, nel 2014 sono diventate il 15,4%.  Un tasso crescente che – secondo Federica Ortalli, Presidente del Comitato IF della Camera di Commercio di Milano – “si spiega senz'altro con un più diffuso supporto pubblico all’iniziativa economica delle donne, che trovano spesso nel fare impresa una risposta alla mancanza di soluzioni occupazionali, oltre che una strategia per conciliare lavoro e famiglia”.

A questi dati si sommano quelli relativi alla spinta data all’economia italiana dalle imprese costituite dagli under 35 tout court che rappresentano il 54,1% del saldo complessivo delle imprese italiane.  "I giovani hanno il dovere di essere portatori di innovazione – come sottolinea Mattia Macellari, Presidente dei Giovani Imprenditori di Assolombarda – Le nostre aziende necessitano di continui stimoli per costruire nuovi vantaggi competitivi e crescere in un mercato sempre più dinamico che non perdona comportamenti non ambiziosi e lungimiranti".


lunedì 26 settembre 2016

Digital Award 2016, in arrivo la seconda edizione. Bando aperto fino al 7 ottobre

Ricordate la storia di Luisa e Marialilia Geri e la loro start up So_Lunch? Care lettrici, dopo il successo dell’anno scorso, torna “Digital Award”, premio promosso da Regione Lombardia, gestito da Unioncamere Lombardia e realizzato in partnership con Meet the Media Guru. La scorsa edizione del premio, aperto alle aziende lombarde di diversi settori, si è conclusa con la vittoria di due progetti speciali di cui abbiamo parlato: The Great Italian Rickshaw Adventure - The GIRA - e mAPPs.

L’edizione 2016 è destinata ai migliori progetti del settore del turismo e dell’attrattività che abbiano scelto il digitale come strategia e spinta innovativa. Nell’ambito dello speciale Anno del Turismo (29 maggio 2016 – 29 maggio 2017), sarà centrale il tema del turismo e dunque dell’innovazione tecnologica applicata al settore turistico tale da rendere la Lombardia la regione dell’accoglienza e dell’attrattività. “Regione Lombardia - sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mauro Parolini - ha scelto di rilanciare questo premio in ambito turistico in un momento di grande dinamismo e cambiamento per il settore in Lombardia. Il nostro obiettivo è quello di rendere sempre più competitivo il sistema turistico regionale e migliorarne posizionamento e attrattività. Il contest premierà quindi il coraggio di chi vuole innovare attraverso l'economia digitale, le cui grandi potenzialità risultano ancora inesplorate”.

Anche quest’anno il format scelto per il premio, il cui bando si è aperto ufficialmente lunedì 11 luglio e che darà la possibilità di inviare la propria candidatura fino al 7 ottobre 2016, punta ad accendere i riflettori non tanto sulla svolta tecnologica in sé, quanto piuttosto sulle storie e i personaggi protagonisti dei progetti.
5 le categorie del premio cui corrisponderanno 5 vincitori finali: “Destinazione Smart”, “Comunicazione”, “Mobilità”, “Made in Lombardia” e “Ospitalità”; a ciascun vincitore quest’anno spetterà un riconoscimento in denaro pari a € 10.000.

Previste inoltre due categorie speciali cui corrisponderanno 2 vincitori “Anno del Turismo” e “Loyalty Marketing”; a ciascun vincitore spetterà un coinvolgimento nelle attività di Regione Lombardia ed Explora in occasione dell’Anno del Turismo e, in particolare, dell’evento di chiusura. “Il turismo è cambiato e oggi deve sapere coinvolgere i visitatori – siano essi italiani o stranieri – con le attività di “engagement”. Con questa iniziativa innovativa e condivisa che vede ancora una volta Camere di Commercio e Regione Lombardia collaborare con Explora stiamo portando il coinvolgimento a un livello ancora più importante per il successo futuro del comparto: quello degli operatori di settore”- afferma il Presidente di Unioncamere Lombardia Giandomenico Auricchio.

Al termine della raccolta delle candidature, la commissione decreterà i migliori progetti, 3  per ciascuna delle categorie, che verranno svelati al pubblico, attraverso video e immagini, tramite il sito www.ilcoraggiodinnovare.it A quel punto, allora, spetterà proprio agli internauti votare il progetto di innovazione digitale in ambito turistico che più li ha appassionati, dando la possibilità al più votato di ottenere un bonus sul punteggio finale. I vincitori saranno dunque coloro che meglio avranno saputo raccontare la propria storia all’insegna dell’innovazione svelando l’importanza delle nuove risorse offerte oggi dal digitale. L’iniziativa si concluderà con uno speciale evento di premiazione giovedì 1 dicembre 2016 presso l’Auditorium Giovanni Testori di Milano.

mercoledì 22 giugno 2016

Tribook, la tribù dei lettori: tra tradizione e innovazione tecnologica. La storia di Michela.

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere.  Cosi disse Gustave Flaubert

Michela sembra aver fatto sue queste parole. Per lei la lettura è pane di vita, la sua passione si è trasformata in un lavoro.

Una formazione umanistica fin dalla scuola superiore: liceo classico, poi laurea in lettere, master in editoria. Dopo la laurea Michela ha avuto esperienze di lavoro molto varie (traduzione, comunicazione, organizzazione di eventi) ed è stata all’estero per due anni. Tornata in Italia ha deciso di specializzarsi nell’editoria, facendo esperienza soprattutto nell’ambito delle tecnologie digitali applicate al settore. In questo contesto nasce il suo progetto: Tribook – la tribù dei lettori.
“L’idea nasce due anni fa dal bisogno che sentivo io come lettrice: poter trovare facilmente il libro che mi interessava acquistare senza ricorrere alle grandi librerie online. Da questa intuizione iniziale, grazie al sodalizio con il mio socio sviluppatore Brian Suarez, è nata una piattaforma che mette in rete le librerie indipendenti, consentendo ai lettori di trovare e acquistare online i libri dai librai della loro città e di creare intorno alle librerie una community di lettori fedeli” mi racconta Michela.

Michela con Tribook ha già partecipato ad alcuni bandi e in particolare è tra i finalisti del bando iC- Innovazione Culturale di Fondazione Cariplo, con la possibilità di accedere a un percorso di incubazione finanziato dalla Fondazione.

Una prima versione beta è andata online un anno fa, molto incentrata sul servizio di geolocalizzazione dei libri, vendita online e consegna con bike delivery. Questa fase ha permesso a Michela di individuare la direzione in cui il progetto poteva muoversi per crescere. “Ed è così che ad aprile di quest’anno abbiamo lanciato il nuovo sito che dà maggiore rilievo ai librai e alle loro storie, consentendo loro di consigliare alcuni titoli del loro assortimento con una breve recensione. L’obiettivo è creare proprio una community intorno alle librerie indipendenti, dando valore al ruolo culturale e sociale del libraio di quartiere”, continua. 

Il target di Tribook è costituito principalmente dai cosiddetti “lettori forti”, coloro che leggono almeno dieci libri l’anno, perché si sono dimostrati più sensibili alla tematica dell’acquisto responsabile: molti lettori, per assenza di tempo o di comode alternative vicino casa, avevano prima l’abitudine di acquistare libri nelle librerie di catena o nei grandi store online ma erano consapevoli del danno che ne deriva alle piccole librerie, che rappresentano importanti presidi culturali sul territorio. 
Tribook risponde a questo disagio offrendo tutta la comodità dell’e-commerce arricchita di un’esperienza di acquisto umana, responsabile e sostenibile.

Tribook ora è già a Milano e Michela conta di portare presto il modello in altre città. Il team è cresciuto e ci sono importanti obiettivi di sviluppo per i prossimi mesi.
Chiedo a Michela cosa significhi per lei aver fatto questo importante passo. “Quello che faccio mi appassiona molto, è un lavoro che mi sono cucita su misura e non tornerei mai indietro, anche se questa scelta comporta l’accettazione dell’instabilità e del sacrificio. 
Quello che amo è potermi mettere continuamente in gioco, dover imparare una cosa nuova ogni giorno per creare qualcosa che prima non esisteva e in cui altra gente, oltre me, continua a credere.
Poter sperare poi che la nostra azione generi un impatto sul sistema sociale e culturale, sostenendo i negozi di quartiere e promuovendo il pluralismo culturale: penso che sia il massimo".

Quindi, Michela, che consigli ti senti di dare ad altre donne intraprendenti? “A chi vuole seguire una strada imprenditoriale, che sia donna o uomo, consiglio di studiare il mercato e i suoi bisogni, di costruire presto un team eterogeneo e di mettersi in gioco partecipando a bandi e concorsi: ogni feedback relativo al progetto è utile per migliorare l’idea e farla crescere”.

martedì 17 maggio 2016

Semplice, come bussare. Justknock e la storia di Marianna

Basta con le valanghe di curricula cartacei e digitali, che riportano una lista più o meno lunga di esperienze fatte. Per trovare lavoro la vera rivoluzione consiste nel dare voce alle proprie idee. Su questa intuizione si basa Justknock, il progetto di Marianna.

Milanese, 26 anni, con un background creativo, Marianna studia pubblicità allo IED per poi concludere gli studi con un Master in Marketing al Politecnico di Milano.

“Ho sempre cercato di vivere le mie passioni, le cose che nella vita mi hanno più guidata: arte, creatività e amore verso l’essere umano” si racconta così Marianna a Start up in rosa. “L’imponenza della montagna mi ha regalato l’entusiasmo per lo sci d’alpinismo ed è il luogo dove faccio ritorno quando ho bisogno di ridimensionare la mia realtà, la cucina invece rimane il mio piccolo laboratorio dove posso tornare a giocare”.

Lo spunto di Justknock nasce al termine degli studi, proprio quando, come spesso accade, ci si trova a cercare lavoro dopo tanti esami universitari, tante fatiche e innumerevoli progetti realizzati in classe per le aziende. Cercare lavoro spesso significa dover emergere tra i mille CV che si depositano sulle scrivanie dei manager. Ma perchè il criterio di scelta è solo il curriculum? E se invece fossero proprio le nostre idee a farci trovare un lavoro? Da questa intuizione Marianna si rende conto che le idee e i progetti possono veramente essere il miglior modo di far emergere le proprie unicità e per l’azienda di capire le reali competenze del candidato.

Il sito Justknock è ufficialmente online da settembre 2015 e sta già raccogliendo ottimi feedback da grandi aziende che li utilizza per scovare talenti. E’ molto semplice: dopo la registrazione sul sito di justknock.it, gli utenti possono prendere in visione le linee guida messe a disposizione dalle aziende e trarre ispirazione per creare progetti di qualsiasi natura (ad esempio design, marketing, comunicazione), per poi proporli in modo completamente tutelato. Il candidato ha così la possibilità di farsi valutare in un modo più meritocratico; le società potranno vedere il progetto, senza però visionare i dati sull’autore, solo dopo una prima valutazione basata sulla qualità del contenuto sarà possibile scoprire di più sull’ideatore. I muri non sono più un limite, JustKnock offre a giovani menti brillanti una porta di accesso per la loro carriera.

Justknock ha ricevuto da subito ottimi riconoscimenti che hanno permesso a Marianna di avviare il business, tra cui la vincita di un Bando di Regione Lombardia. Sono seguite campagne di crowdfounding e i primi piccoli investitori esterni. L’idea piace, tanto che il progetto ha ricevuto un premio all’HR INNOVATION FORUM come impresa più innovativa per la semplicità del modello proposto.

“Sono estremamente soddisfatta e fiera del lavoro che il mio team ed io abbiamo realizzato fino ad ora” mi racconta Marianna.  “Insieme abbiamo affrontato numerosi momenti difficili e combattendo ognuno contro i propri personali limiti o debolezze, fino a trasformare il tutto in una bellissima realtà”.

Come vedi la tua vita ora? “La strada da percorrere è ancora lunga e in salita, ma guardandomi indietro faccio ancora fatica a credere di essere arrivata fino a qua. Cerco di ricordami ogni giorno il punto di partenza per potermi assaporare ogni sfumatura delle piccole o grandi conquiste quotidiane; certo la mia vita è cambiata molto, lavoro quasi tutti i giorni e spesso fino a tarda sera, le vacanze sono sempre più ridotte e rare. Come tutte le scelte nella vita ci sono soddisfazioni e sacrifici, pero sì, lo rifarei altre mille volte!"

Chiedo a Marianna che consigli si sente di dare ad altre donne che come lei decidono di buttarsi nel mondo dell’imprenditoria. “Prima di decidere di trasformare un’intuizione in un’impresa è importante studiare il mercato, analizzare ciò che già esiste e in seguito domandarsi ‘sono disposta ad affrontare ogni ostacolo che mi si porrà davanti con grinta e tenacia?’ Se la risposta è sì, l’unico consiglio che mi sento di dare è di tenere viva la scintilla che ha fatto decidere di iniziare questa avventura, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Bisogna ricordarsi che nessuno crederà in noi se non siamo noi stessi a crederci”.

Start up in rosa ringrazia Marianna per aver raccontato la sua storia e la sua originale idea!